Commento del 10 maggio 2015

Già nell’antichità cristiana, san Girolamo, grande estimatore ed esimio studioso della Bibbia, constatava: «La carità è una merce rara. Tutti siamo più amanti di noi stessi che di Dio. Eppure – aggiungeva – vedi che grande bene è la carità!». La carità è il bene sommo dell’umanità, in quanto “tutto crede, tutto spera, tutto sopporta e non ha mai fine”… Essa nasce dall’infinito di Dio e tende verso l’infinito: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi». Questo amore che “ama per primo”, genera figli di Dio anche tra i pagani che ricevono lo Spirito Santo (I Lettura) e li rende amici di Cristo (Vangelo). Opponendo due stati contrari, quelli del servo e dell’amico, Gesù rivela la sua amicizia: «Non vi chiamo più servi», «ma vi ho chiamato amici». Però se il servo conosce il timore e ignora quello che fa il suo padrone, l’amico deve nutrirsi dell’amore evangelico, poiché «chi non ama, non ha conosciuto Dio» (II Lettura). Gesù ci chiede: l’amore più grande donare, come lui, la propria vita quale bene supremo per l’umanità, e l’osservanza dei suoi comandamenti che garantisce un comportamento rispettoso della giustizia umana e della convivenza sociale.

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