Commento del 1 aprile 2018

Se la veglia pasquale è culmine e fonte dell’anno liturgico, meta del cammino quaresimale e fonte ispiratrice dei cinquanta giorni, le celebrazioni eucaristiche del giorno di Pasqua amplificano e ripropongono le profondità del mistero. L’annuncio viene a noi da Maria di Magdala (Vangelo), dai discepoli riuniti nel cenacolo, dai due viandanti verso Emmaus. Ne scaturisce la gioia pasquale per il dono della vita nuova che ci è data e per la quale ha da esplodere nelle nostre assemblee liturgiche l’acclamazione: Alleluia! Non è la gioia momentanea e superficiale, non per un fatto del passato, ma perché è dono di vita oggi. La parola di Dio (I Lettura) ci convoca perché attestiamo che Gesù è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio. Il nostro peccato è perdonato. Pasqua è gioia perché in Gesù morto e risorto Dio salva il mondo, ristabilisce un’alleanza eterna, rinnova oggi ogni battezzato (II Lettura) nella novità di vita di cui è dispensatore. La preghiera della Chiesa invoca per tutti di essere rinnovati nello Spirito per rinascere nella luce del Risorto.

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