Commento del 10 settembre 2017

La comunità dei fedeli è costituita sulla testimonianza dei discepoli di Gesù e vive nella logica della concordia. Perché questo si realizzi è necessario un cam-mino nel solco della verità e dell’onestà. Non è ammesso nessun compromesso con il peccato: ognuno è chiamato diventare il custode del fratello. La prima modalità è quella di salvaguardare il cammino di fede del prossimo, con la testimonianza e la preghiera. Poi è necessaria la correzione fraterna che aiuti l’altro a ritrovare la strada di Dio (I Lettura). Non si tratta di essere i censori dell’altro, ma di farsi carico con amore del cammino del fratello, per non essere indifferenti alla sua santità. Gesù ci presenta, in questa parte del Vangelo, i gradi per riportare sulla retta via il peccatore: colloquio personale, poi incontro con più persone, infine presentazione alla comunità del caso. Solo quando non c’è più nulla di umanamente possibile, si deve ritenere il fratello colpevole come “un pagano e un pubblicano”, cioè estromesso dalla comunità. Questo non vuol dire esercitare una condanna, ma lasciare a Dio il giudizio e la salvezza, come è solo Dio che può salvare chi non crede o è lontano dalla comunità.

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