Commento del 11 febbraio 2018

Il Risorto, presente in mezzo a noi, è colui che ripete al nostro cuore: «Guarisci!». È questo il messaggio delle letture odierne. La lebbra era una malattia che rendeva l’uomo impuro, perché corrotto nella sua integrità; per la legge mosaica, un lebbroso doveva essere allontanato dalla società a motivo del contagio (I Lettura). Gesù non ha timore di avvicinarsi al lebbroso: lo tocca senza paura e partecipa alla sua condizione sapendo di poterla superare. L’intento di Gesù (Vangelo) non è quello di restituire salute o di eliminare il male nelle sue conseguenze esteriori, ma piuttosto è quello di portare la vittoria alla radice del male, che conduce alla morte vera e totale, alla perdizione e alla disperazione. Al guarito Cristo impone il silenzio, forse per timore di ritorsioni delle autorità, o, meglio ancora, per non diffondere le attese di un nuovo guaritore. Il Signore ci chiede di guardare più in là e di sentire anche per noi, oggi, la parola della salvezza che ci libera dalla nostra lebbra interiore. Infatti, l’unico vero evento di salvezza non riguarda la semplice guarigione dalla malattia, ma la risurrezione che libererà ciascuno di noi dall’angoscia della morte.

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