Commento del 11 marzo 2018

Avendo incontrato Gesù di notte, dialogando sulle Scritture, Nicodemo aveva trovato in lui la luce, quella vera, quella che illumina ogni uomo! Eppure fa fatica a compiere il salto della fede che potrebbe salvarlo, trovando la forza di testimoniarlo alla luce del sole, cosciente di essere nella verità (Vangelo). E nella medesima condizione siamo spesso anche noi, desiderosi di salvezza, ma incapaci di accoglierla così come Dio la prepara. In Cristo egli ci ha mostrato la «straordinaria ricchezza della sua grazia» (II Lettura), manifestata mediante la croce. Il Figlio unigenito, innalzato in croce, è causa di salvezza per tutti coloro che credono in lui; qui sta il caso della fede: credere in Dio significa credere nella croce di Cristo, uno scandalo per la logica umana. «Attraverso il legno della croce», così sant’Ireneo, «l’opera del Verbo di Dio è divenuta manifesta a tutti: egli ha aperto le braccia sulla croce per radunare tutti gli uomini. Due braccia tese, perché ci sono due popoli dispersi su tutta la terra. Una sola testa al centro, perché c’è un solo Dio al di sopra di tutti, in mezzo a tutti e in tutti».

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