Commento del 13 maggio 2018

Il Signore è sempre con noi. È al nostro fianco in ogni momento della nostra vita personale e comunitaria. La sua Ascensione non è il suo congedo da questo mondo, ma è un modo diverso di essere presente. Non più visibile ai sensi umani, ma a quelli della fede. L’evangelista Marco nel brano della liturgia odierna (Vangelo) ci propone l’invito di Gesù Risorto ad annunciare il Vangelo a ogni creatura. Non è solo una sollecitazione, ma anche un comando, perché nessuno sia escluso dalla grazia di Dio. L’obiettivo è quello di rendere felici gli uomini attraverso l’incontro e l’amicizia con Cristo. Il rischio per i cristiani è quello di rimanere immobili a guardare verso l’alto come fecero i discepoli dopo l’Ascensione del Signore, come leggiamo negli Atti degli Apostoli (I Lettura). Al contrario, Cristo ci spinge ad andare per il mondo a portare la Buona notizia a tutti i fratelli. L’Apostolo Paolo nella lettera agli Efesini (II Lettura) parla dei doni lasciati alla Chiesa da Cristo dopo la sua Ascensione. Unità nella diversità: ognuno, membro della Chiesa, porta il suo dono di grazia per far crescere il corpo di Cristo nella carità. Non manchi in noi lo spirito missionario. L’esempio di papa Francesco che ha visitato tante nazioni sia per tutti noi una attenzione alle periferie del mondo.

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