Commento del 19 novembre 2017

Come nelle questioni materiali, così anche nella vita spirituale non si danno automatismi! Il buon seme gettato in noi necessita di essere coltivato, perché possa fruttificare; il talento (Vangelo) a noi donato necessita di essere trafficato per potersi moltiplicare. Il Signore non guarda alla quantità del frutto, ma alla qualità del nostro lavoro e ci invita a non sotterrare i suoi doni, tenendoli nascosti e inerti, bensì a renderli operativi, perché diventino anzitutto parte della nostra esistenza ed egli possa, al suo ritorno, trovarci al lavoro, secondo il suo comandamento. Gli antichi sostenevano che se non si va avanti, non è che si resti fermi, nella vita spirituale inesorabilmente si torna indietro. Così con i doni di Dio: non possiamo sotterrarli, perché pian piano diminuiranno fino a scomparire. Accogliamo, dunque, l’insegnamento dell’Apostolo a non dormire, ma a stare svegli e sobri, lavorando nel giorno della vita temporale per essere accolti nel giorno dell’eternità (II Lettura). Come per la donna “perfetta” della Prima lettura, per le nostre opere saremo lodati dal Signore e parteciperemo alla sua gioia.

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