Commento del 24 settembre 2017

Quante volte ci creiamo un’idea di Dio a nostra immagine? Il rischio è concreto, tanto che Isaia (I Lettura) ci mette in guardia dal ridurre il Signore alla dimensione umana: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le mie vie non sono le vostre vie». E il profeta invita a tornare a Dio, ricco di misericordia, che si fa trovare da quanti lo cercano con cuore sincero. Paolo (II Lettura), scrivendo ai Filippesi, è consapevole che Cristo sarà glorificato in lui sia che resti in vita, sia che muoia. Matteo (Vangelo) parla del padrone che manda operai al lavoro nella sua vigna. Quanti lavorano, però, iniziano a giudicare il padrone, non tanto per le condizioni di lavoro, ma per l’apparente ingiustizia che riscontrano. Perché, si chiedono, chi ha iniziato il turno al mattino presto deve ricevere lo stesso salario di quelli che sono arrivati all’ultimo momento? Cominciano, cioè, a ridurre il padrone alla loro dimensione, a farlo pensare con la loro mente, ad attribuirgli dei metri di giudizio misurati sui loro. Non è forse stato scritto che le sue vie sovrastano le nostre vie? A noi tocca avere fiducia in lui e non pretendere di capire perché il Signore è ugualmente buono con tutti.

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