Commento del 26 novembre 2017

La solennità di Cristo Re chiude l’anno liturgico offrendoci la visione della sovra-nità di Cristo nel giudizio finale. La prima lettura, con il salmo responsoriale, ci offre uno squarcio sulla profezia che annuncia lo stile del pastore: egli raduna e passa in rassegna le sue pecore per «condurle nel regno della vita» (Rit. del salmo). Così la grandiosa pagina del giudizio universale (Vangelo) non vuole essere minacciosa, ma richiamarci alla nostra responsabilità di pecorelle che desiderano appartenere al gregge di Dio. Lo stile di queste pecorelle amate da Dio, non può che essere lo stesso del pastore: andare dove lui va e cercare di imitare la sua condotta fatta di accoglienza, di carità, di opere concrete. La scena del Vangelo ci impedisce di fantasticare su quel giorno, ma ci obbliga a prendere sul serio la nostra vita, perché è ora e qui, in quest’oggi che ci giochiamo il futuro. Le opere elencate non sono gesti eccezionali, ma raccontano una quotidianità fatta di un bicchiere d’acqua, di un vestito, di un pezzo di pane, di una visita: cose che ognuno può fare. Se viviamo con fede tutti questi gesti, nella nostra vita potremo sentire le dolci parole: «… ogni volta… l’avete fatto a me».

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