Commento del 3 settembre 2017

La via della croce è la via seguita da Gesù e proposta a coloro che vogliono essere suoi discepoli. Il brano dell’Antico Testamento (I Lettura) ci mostra la confessione del profeta, sedotto dal suo Signore e divenuto per questo oggetto di dileggio e di persecuzione. Nelle parole di Geremia sentiamo il grido di colui che avverte in modo forte il peso della chiamata di Dio. È la profezia della sorte del discepolo che segue il Messia. Il Vangelo presenta il primo annuncio della passione nella quale Gesù si rivelerà come il Messia sofferente. Questo provoca la reazione dei discepoli che, per bocca di Pietro, si ribellano a questa realtà. Cristo, infatti, propone un modo nuovo di concepire l’esistenza: non il successo o il consenso, ma perdere la vita per ritrovarla in Dio. È un’affermazione esplosiva: nessun compromesso con le logiche mondane, nessun legame con le situazioni di comodo, ma una donazione totale di sé, che renda la nostra vita «sacrificio vivente, santo, gradito a Dio» (II Lettura). Sul solco dell’Innocente che dona la vita per l’umanità, anche noi oggi siamo chiamati ad avere sete solo di Dio per compiere la sua volontà.

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