Commento del 6 agosto2017

Le letture domenicali, mentre orientano il nostro cuore alla méta pasquale, ci propongono un anticipo della gloria di Dio che si sprigionerà nella notte di Pasqua. Cristo, che nel Vangelo di Matteo ha appena presentato le esigenze della sequela nella quale bisogna rischiare tutto per Lui, ora mostra la méta della rinuncia e della croce: non la “sfigurazione” dell’uomo, annientato dal dolore, ma la sua trasfigurazione. È quello che avviene per Gesù che sul monte rivela la sua gloria ai discepoli. La Trasfigurazione attesta ai discepoli che Cristo è il Figlio di Dio, colui che rivela la presenza di Dio nei solchi della vita di ogni uomo. Come Abramo, chiamato a lasciare le sue sicurezze per la novità di Dio, anche noi dobbiamo uscire dalle nostre terre per ricominciare a credere e vedere Dio che ci accompagna e ci benedice. Non siamo soli: anche se la nostra vita è graffiata dalla sofferenza, Dio è più grande del nostro dolore, anche se ci sembra che tutto crolli, Dio sta in piedi; anche se pare che tutto taccia, Gesù Cristo ci parla e ci rassicura. Ascoltare la sua parola è obbedire al Padre e camminare nella fede verso la Pasqua eterna.

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