Buon Natale

Il passo più antico del Nuovo Testamento, relativo alla Nascita di Gesù, si trova nella Lettera dell’apostolo Paolo ai Galati al capitolo quarto, versetto quattro, dove è scritto: Dio mandò il suo Figlio, nato da donna. Paolo non si dilunga nella trattazione dell’evento dell’Incarnazione. Dice sinteticamente che il Figlio di Dio è nato da una donna. Sembra una ovvietà biologica. Colpisce che nella sintesi dell’avvenimento l’apostolo sottolinei questo particolare.
Sappiamo che nell’evento dell’incarnazione un’altra donna ha rivestito un ruolo non secondario: Elisabetta, cugina di Maria, più grande di lei, sterile; anch’ella per opera dello Spirito Santo si trova a generare un figlio che è Giovanni Battista, il precursore di Gesù. È significativo che le due donne si incontrino nell’immediatezza del concepimento. Maria recandosi da Elisabetta le fa visita. Sembra che il Dio fatto uomo scelga, prima ancora di visitare il suo popolo, di visitare Giovanni. E il Vangelo ci dice che nella gioia di questo incontro il grembo di Elisabetta sussulta perché ha davanti agli occhi il grembo del Salvatore.

Arcabas, Visitazione


Maria ed Elisabetta, due donne diverse per età, per esperienza, per storia di vita, danno inizio alla storia della salvezza e vi trascinano i loro uomini liberandoli da incomprensioni e da pensieri sbagliati: Giuseppe, sposo di Maria, per quanto uomo giusto, ha bisogno di una spiegazione dell’angelo per comprendere quanto sta accadendo; Zaccaria, incredulo al miracolo della nascita di suo figlio Giovanni, rimane muto per un bel po’; sono due uomini statici nelle loro convinzioni. Le loro donne no. Esse teologicamente si aprono al progetto di Dio, e umanamente sono allenate allo stupore e alla meraviglia di cose nuove; pertanto intuiscono la grande portata dell’Evento e vi aderiscono.
Le scelte e le azioni di queste due donne nell’evento dell’Incarnazione, rimandano alla figura di tante donne del tempo presente, in questo Natale 2022. Gesù nasce oggi, e nel mondo c’è in atto una guerra planetaria con uomini che vanno a combattere, con morti da seppellire, con la diaspora di donne con figli da una parte all’altra della terra. È un mondo dove il rispetto della vita umana e il buon senso per la sua promozione cedono di fronte all’istinto maschio della supremazia, del potere e della vittoria ad ogni costo. È un mondo dove in molte parti la violenza maschile si esprime in tutta la sua brutalità, a scapito della vita di tante donne, complici dettami pseudo religiosi misti a visioni mentali vetuste, errate oltreché anacronistiche. È un mondo dove la forza fisica ha il sopravvento sull’animo, sul pensiero razionale e sulla libertà: uomini che nel focolare domestico uccidono le loro donne, perché uomini vittime delle loro nevrosi, delle manie di possesso, poveri di umanità, dai grandi muscoli, ma piccoli, molto piccoli, di mente e di cuore.


Le donne di oggi, molte di esse, come Maria ed Elisabetta, scrivono la storia. Questa nostra storia. Sono le donne ucraine, che difendono i loro figli dagli attacchi continui della guerra; si muovono all’istante al lancio di una bomba, e scappano nei sottani per trovare rifugio. Si spostano da un paese all’altro, alla ricerca di tranquillità, sempre pronte alla novità di tradizioni e costumi altri, di incontri con persone nuove. Sono le donne russe, scese in piazza contro la guerra iniqua. Sono le donne iraniane, in prima linea nelle proteste sia come vittime che come leaders, pronte alla morte (e quante sono morte!) sotto il manifesto: donna, vita, libertà. Sono le donne dell’ordinario che fanno la storia ma spesso sono vittime nella cronaca. Donne che lavorano con addosso le fatiche degli uomini. Donne che piangono, e, nel mentre, sorridono. Donne deluse, ma che non si arrendono. Donne che vanno avanti, che non si fermano mai. Donne che fanno nascere persone al mondo e rinascono sempre. Addirittura, donne capaci di cambiare la vita perché la vita non ce la fa a cambiare loro.
Alle donne il dovere di annunciare la speranza di questo Natale. Come Maria ed Elisabetta possono farlo. Ne hanno le forze, la volontà, la passione e un po’ di follia. A loro compete di risollevare questa umanità dal torpore causato da tutti i mali di oggi, per attendere il Dio Bambino. Quando Egli nascerà da donna, sarà giunta per tutti la Salvezza.
Auguri.
Vincenzo Di Palo

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